Project Description

In concomitanza della 56a edizione della Biennale di Venezia, la Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti Onlus, in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini, presenta nel 2015 “Stabat Mater Dolorosa”, un’installazione di Giovanni Manfredini, Ennio Morricone, Anna Maria Canopi, ispirata al tema della della vita di Cristo e della sua passione.

Una mostra andata in scena nella Sala della Bibliografia della Fondazione Cini, dall’8 maggio all’8 giugno 2015.

Un progetto artistico di Giovanni Manfredini che nasce da una storia umana di dolore, dolore che l’arte riesce a trasfigurare.
“Stabat Mater Dolorosa”: una corona di rami di rose fusa nell’oro e sospesa in aria.
Solo la musica del grande maestro Ennio Morricone, la voce di Anna Maria Canopi e due fili invisibili la tengono in equilibrio mentre essa, illuminata come se fosse sospesa senza alcun sostegno, rappresenta e parla del dolore di Maria e di quello di ogni donna e di ogni essere umano.

L’installazione prevede una stanza buia, dove entra uno spettatore alla volta, e dove vi è soltanto la corona d’oro illuminata.
Lo spettatore vive tre momenti durante l’installazione:
1 – il momento del cibo, prima di entrare nella stanza della corona. Il giorno dell’inaugurazione vengono offerti ai visitatori pane e vino, quasi a ricordare l’Ultima Cena, il cibo misterioso donato dal Cristo prima della sua Passione
2 – la stanza, dove lo spettatore, entrando, si trova in un “Golgota laico”. I riferimenti spirituali, nella musica di Ennio Morricone “La via della croce”, dedicata all’opera di Giovanni Manfredini, e nello Stabat Mater letto da Anna Maria Canopi, ci riportano alla nostra condizione umana, di dolore e di grazia insieme e non comunicano alcuna retorica.
3- Un libro bianco, all’uscita, dove vengono raccolti i pensieri, le emozioni, le tracce di chi ha sostato nella stanza.

Queste le parole dell’artista, della sua storia personale, da cui l’installazione ha preso vita:

“Avevo due anni la prima volta che sono morto.
Il fuoco di una stufa a legna, incautamente aperta, a devastarmi, deturparmi  il volto
e l’esistenza, poi il coma, poi la quasi impossibilità di ripresa, l’estrema unzione.
Una madre, distrutta, di notte lascia il capezzale del figlio e si reca nella piccola chiesa dell’ospedale, prega, si rivolge alla Madonna-Madre, porge quale voto ogni valore in oro in suo possesso, si impegna a rinunciare ad ogni vanità solo che, quel piccolo, anche se offeso e non
più normale gli venga restituito vivo.
Il mattino seguente, il miracolo, Giovanni apre gli occhi e nell’incredulità medico scientifica, parla, riconosce.
Il volto deturpato ma gli occhi vedono, gli orecchi distrutti, ma riescono a sentire, le piccole mani bruciate accarezzano, tutto si è compiuto in quella notte di cinquanta anni fa.
Dopo è il vivere, altre felicità, altri dolori, tutto difficile ma tutto accettato per il solo fatto di esistere, di esserci.
Quella madre, Marianna, muore nel dolore della malattia e in quel dolore, l’ultimo giorno chiede scusa al figlio di tutto quanto lo ha costretto  a patire, lei, quella mattina non era lì a proteggerlo.
Quel figlio artista, si ricorda dell’amore di lei per quelle rose coltivate e fatte crescere ogni stagione nel proprio giardino.
Ne recide alcune e con quei rami spinosi intrecciati ne ottiene una corona, li fissa in eterno poi con una fusione, in oro, le restituisce il voto, le restituisce la bellezza del dolore, del dolore che può diventare bellezza e ne fa dono nello spirito a tutte le “madri addolorate” al loro coraggio e silenzioso sacrificio dal parto alla deposizione.”
In un momento storico in cui la contemplazione sembra aver perso ogni significato e tutto sembra avvenire senza che vi sia bisogno di un’origine spirituale, questa stanza riporta lo spettatore dentro se stesso. Una liturgia che nasce dall’arte, dalle arti che si fondono, e riesce a comunicarsi in modo universale”.
Ecco la presentazione della mostra sul sito di Fondazione Cini: http://www.cini.it/events/installazione-stabat-mater-dolorosa

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